In questa serie, esploro il territorio intimo dove il corpo fisico incontra il mondo interiore. Spogliato del colore e immerso in un’oscurità protettiva, il soggetto non posa per lo spettatore, ma dialoga con se stesso.
Le forme rannicchiate e le braccia che avvolgono non sono gesti di debolezza, ma atti di auto-conservazione e profonda introspezione. È un ritorno al centro, un momento di quiete prima del movimento. Attraverso l'uso di doppie esposizioni e luci drammatiche, cerco di rendere visibile l'invisibile: le sfaccettature dell'identità, l'anelito verso l'alto e la cruda bellezza della vulnerabilità umana.